• Christian Trentola

Looking for mr. goodbar Live at Opera Taste Factory -Naples-

Se devo bere qualcosa in giro per locali, preferisco farlo durante la settimana. Se poi si tratta di Looking for mr. Goodbar, questa mia preferenza diventa una regola, come quella che vuole che io ordini un solo cocktail, anche se in alcune circostanze l’avrei infranta più che volentieri. Ma il sabato appena trascorso era iniziato molto male, la giornata si stava trascinando su un binario morto, e quindi quale miglior rimedio che un po’ di sano lavoro per distrarsi? Se poi hai avuto una soffiata da una fonte più che attendibile, anche le ultime remore cedono.

Avevo voglia di prendere aria e passeggiare, quindi ho parcheggiato la mia fidata vespa in via Merliani e mi sono incamminato verso via Luca Giordano, in direzione Piazza degli Artisti. Ho esitato un attimo prima di entrare forse perché, come ho scritto, era una giornata un po’ così, in cui ti senti un po’ così ma l’Opera Taste Factory ha rimesso le cose a posto.

Ambiente informale, ma al tempo stesso molto curato nei particolari, proprio come Vincenzo che, barba folta e un inconfondibile accento cilentano, mi invita a sedermi, mentre con una piccola (ma non troppo) mannaia ricava un bel pezzo di ghiaccio dalla forma irregolare. Una tecnica che non posso non apprezzare, e anche il mio umore sembra trarne un immediato beneficio. A volte basta davvero poco per sentirsi meglio.

Dopo una piacevole chiacchierata in cui mi parla di come è nato il suo concept, che a Napoli conta altri due locali (Piazza del Gesù e Via Solimena), ordino il mio cocktail, l’unico della serata. La drink list, e qui mi viene quasi da esultare, è molto essenziale per non dire scarna. Un merito, secondo me, perché Vincenzo e gli altri ragazzi i cocktail te li raccontano, mentre cercano di capire i tuoi gusti. E poi i clienti dell’Opera hanno tutta l’aria di chi non cerca il solito vasetto con il solito spritz color arancio pallido, ma al contrario si lasciano andare, come testimonia il Mint Julep (preparato in maniera impeccabile) che una ragazza di fianco a me sorseggia.

Intanto il mio Old Fashioned è pronto. Vincenzo mi ha dato nuovi spunti con la sua tecnica di preparazione. Per preparare il mio drink ha usato una zolletta di zucchero di canna integrale che ha leggermente caramellato con un bruciatore e per scioglierla, invece del solito splash di acqua, ha usato un liquore con una nota di chiodi di garofano.

Il mio rito è quello di sempre: guardo per qualche istante il cocktail, lo annuso e infine do un piccolo sorso che trattengo fra labbra e lingua. Funziona tutto o quasi, anche la leggera vaporizzazione di whisky torbato usata per finire il cocktail. Il punto debole del cocktail non risiede nella preparazione impeccabile o nelle varianti apportate da Vincenzo. Non è certo colpa sua se ho voluto dare un’altra chance al Buffalo Trace, un bourbon davvero eccellente, che viene prodotto in modo pressoché identico da più di duecento anni dalla distilleria e che…d’ora in poi berrò solo in purezza e non nei miei Old Fashioned.



























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